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Le origini di Venezia
Le invasioni
Dopo i primi attacchi dei Quadi e dei Marcomanni (166-168 d.C.), che,
provenienti dalla frontiera danubiana, distrussero Oderzo, i Romani
impiantarono sulle Alpi Giulie nel III e soprattutto nel IV secolo
un possente sistema difensivo (i claustra Alpium Iuliarium citati da
Ammiano Marcellino), appoggiato ai centri fortificati di Aquileia e
(Iulia Concordia) Concordia Sagittaria.
Le difese furono tuttavia superate nel V secolo: i Visigoti guidati
da Alarico penetrarono in due riprese (401 e 408) lungo la via Annia
e nel 452 gli Unni di Attila conquistarono Aquileia, Concordia e
Altino. In queste occasioni è probabile che le popolazioni dei
territori saccheggiati si siano rifugiate temporaneamente nella zona
lagunare, per far quindi ritorno alle proprie case una volta passato
il pericolo. Nelle aree lagunari sorgevano all'epoca solo piccoli
insediamenti, che si sostentavano con la pesca e lo sfruttamento
delle saline.
Tra il 489 e il 493 il territorio fu attraversato dagli Ostrogoti di
Teodorico, che entrato in Italia dalle Alpi Giulie, percorse la via
Postumia e sconfisse Odoacre. Cassiodoro ci fornisce una descrizione
del territorio lagunare in quest'epoca, ancora legato da traffici e
commerci alle città dell'interno, tra cui si sviluppa Forum Iulii al
posto della decaduta Aquileia.
Il dominio bizantino
e l'invasione longobarda
Dopo sessant'anni di dominio goto, l'intera Venetia fu conquistata
dal generale Narsete all'Impero bizantino nel 555. Poco dopo, come
racconta Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum, nel 568 i
Longobardi guidati da Alboino, si impadronirono di Forum Iulii e
delle zone interne, lasciando ai Bizantini i centri verso la costa,
a cui si aggiungevano Oderzo e la via del Po (Padova, Monselice,
Mantova e Cremona): l'invasione fu forse frutto di un accordo,
attraverso il quale la Venetia maritima, sottoposta all'esarcato di
Ravenna, veniva ormai separata dalla Venetia mediterranea
nell'interno.
Una delle conseguenze della nuova invasione fu il trasferimento
delle autorità civili e religiose, che furono molto probabilmente
seguite da parte notevole degli abitanti, dai centri dell'interno
verso la costa, dove già nel secolo precedente si erano andati
rafforzando e sviluppando gli scali di Chioggia, l'antica Malamocco
(distrutta per una catastrofe naturale agli inizi del XII secolo e
ricostruita quindi nella sede attuale), Jesolo, Torcello e Caorle:
il patriarca di Aquileia, Paolino, si trasferì a Grado, che ospitava
già un castrum e due chiese. Il processo di separazione tra regioni
costiere e interno fu forse accentuato da una serie di alluvioni
(Paolo Diacono descrive come "diluvio" quella del 589) che mutarono
l'assetto idrografico.
Nel VII secolo il dominio longobardo si espanse fino alla via Annia:
nel 639 fu conquistata Oderzo (poi distrutta nel 669) e i bizantini
fondarono, poco distante dalla via che fungeva da confine, un nuovo
centro amministrativo, la Civitas Nova, o più tardi Civitas
Heracliana o Heraclea, dal nome dell'imperatore bizantino Eraclio.
La divisione tra i domini bizantini e quelli longobardi venne
sancita agli inizi del secolo, anche da una nuova suddivisione
ecclesiastica: il patriarca di Aquileia, ormai con sede a Grado,
dove aveva trasferito le insegne del potere pastorale e le reliquie
dei santi e dei martiri fondatori della prima comunità cristiana
veneta, aveva giurisdizione sulle chiese del dominio bizantino,
mentre per i domini longobardi venne nominato un nuovo patriarca
filolongobardo, che pose la sua sede presso Cividale (a Cormones),
sede del nuovo potere politico longobardo. Nello stesso periodo
vennero fondate nuove chiese basilicali, attestate dalle fonti o dai
resti archeologici a Caorle, Jesolo e Torcello.
Nell'VIII secolo il re longobardo Liutprando fissava stabilmente i
confini con la Terminatio Liutprandina. Nel 740 l'esarca di Ravenna,
Eutichio, fu costretto dall'attacco longobardo a rifugiarsi
temporaneamente nei domini bizantini della laguna veneta. Poco dopo
(742-743) la sede del dux bizantino che governava la Venetia
maritima fu trasferita da Civitas Nova, sulla terraferma, a
Malamocco, testimoniando un sempre maggiore interesse per le
attività e i commerci marittimi.
Nel 751 il re Astolfo conquistava definitivamente Ravenna, ponendo
fine all'esarcato bizantino, ma ribadiva il decreto di Liutprando:
la Venetia maritima pur rimanendo formalmente dipendente dall'impero
bizantino (la dipendenza si protrarrà fino al IX secolo), acquistava
una sempre maggiore autonomia di governo e di commercio.
A dimostrazione della vitalità demografica e militare di Venezia, è
esplicativo l'episodio dell'810 in cui i franchi, guidati da Pipino,
entrano in laguna con una flotta proveniente dalla vicina Ravenna,
ma vengono respinti nel corso di una coraggiosa e disperata
battaglia che ebbe luogo poco lungi dalle isole realtine.
La nascita della città di Venezia I primi abitanti della città di
Venezia non possono essere considerati dei fuggiaschi come i loro
antenati, ma avevano già sviluppato diverse attività sul mare. Molti
di loro vivevano ancora della pesca e del commercio del sale, altri
erano calafatari e carpentieri, ma i più facoltosi spingevano già i
loro traffici al di fuori della laguna.
Nelle isole lagunari vicino a Malamocco, il trasferimento della sede
ducale dovette comportare un intensificarsi degli insediamenti. Nel
775-776 vi venne creata la sede vescovile di Olivolo. Durante il
governo di Angelo Participazio (809-827) la sede ducale venne quindi
trasferita da Malamocco alla meglio difesa "Rivoalto" (l'attuale
Rialto ). Furono costruiti il monastero di San Zaccaria, un primo
palazzo ducale e la prima basilica di San Marco.
Nell’828 i Veneziani trasferiscono il corpo dell’Evangelista Marco
nella cappella del Palazzo ducale, già sorto nell’isola di Rialto.
Secondo la leggenda, due mercanti, Tribuno e Rustico, capitarono in
Alessandria d’Egitto nel momento in cui il Califfo faceva
saccheggiare la chiesa cristiana dove era conservato il corpo di San
Marco (martirizzato nel 68). Temendo che il sacro corpo venisse
profanato, i due mercanti lo trafugarono, trasportandolo sulla loro
nave, in un cassone di legno ricoperto di quarti di maiale. I
veneziani gli diedero poi onorata sepoltura nella prima basilica di
San Marco e lo elessero loro patrono. Questo evento accrebbe il
prestigio di Venezia, non solo come capitale ducale, ma come sede
religiosa e comportò in seguito il trasferimento della sede
patriarcale.
Nell'897 il doge Pietro Tribuno eresse una difesa (civitatis murus)
tra Olivolo e Rialto. I materiali da costruzione per queste
edificazioni, secondo l'uso dell'epoca, furono tratti dalle rovine
delle antiche città romane più prossime alla costa, in particolare
da Altino.
Lo sviluppo di
Venezia
Venezia, posta alla frontiera dell'Impero Bizantino, sviluppò un
forte spirito d'indipendenza che la portò ad essere la più potente
tra le quattro più celebri Repubbliche marinare. Rivaleggiava con
Genova e il suo predominio sull'Adriatico era tale che i veneziani
lo indicavano con il nome di "Golfo di Venezia", il Doge, in seguito
ad una spedizione diplomatica e militare lungo la costa dalmata,
nell'anno 1000 riceve dall'Imperatore Romano d'Oriente il titolo di
Dux Dalmatiae; le repubbliche marinare di Ancona e di Ragusa
(Dalmazia) solo con una stretta alleanza reciproca riuscirono a
rimanere indipendenti e a continuare i loro traffici con l'Oriente,
altrimenti dominio esclusivo dei navigatori veneziani. In questa
chiave si deve leggere l'alleanza stretta nel 1174 da Venezia con il
Sacro Romano Impero con l'intento di assediare Ancona. L’assedio di
Ancona fallì militarmente ma ebbe il pregio per i Veneziani, che
avevano perso recentemente l’alleanza di Bisanzio, di ingraziarsi
l’imperatore Federico Barbarossa e di fargli dimenticare la
precedente adesione alla lega antimperiale di Verona che nel 1164
era stata promossa dal pontefice Alessandro III.
Il capo del governo era il Doge (corrispondente al latino dux),
teoricamente eletto a vita, ma in pratica, spesso costretto a
rimettere il proprio mandato a seguito di risultati insoddisfacenti
del proprio governo.
Nei secoli Venezia divenne la capitale della Repubblica Veneta, che
fu la più lunga e duratura repubblica della storia (circa 1100
anni), fu per secoli una delle maggiori potenze europee.
Guerra con Genova
La storica rivalità con Genova aveva origine dalla concorrenza tra
le Repubbliche Marinare per il controllo delle rotte commerciali con
l’Oriente e nel Mediterraneo. Se con Pisa, la Repubblica di Venezia
riuscì a trovare a più riprese diversi accordi di spartizione delle
reciproche zone d’influenza, con Genova i rapporti erano sicuramente
meno cordiali.
Nel XIII secolo le ostilità si limitarono alla guerra di corsa.
Verso il 1218 le Repubbliche di Venezia e di Genova si accordavano
per mettere fine al dannoso corsaleggio con la garanzia di tutelarsi
reciprocamente, mentre ai Genovesi veniva garantita la libertà di
traffico nelle terre dell’impero orientale.
Le due Repubbliche si scontrarono violentemente nella seconda metà
del XIV secolo per il possesso del monastero di San Saba nella città
siriana di San Giovanni d’Acri.
Proseguiva intanto la lotta per il dominio delle rotte commerciali
in corso con Genova. Dopo un'iniziale sconfitta subita a Portolungo
(1354) le ostilità ripresero nel 1376 per la conquista dell'isola di
Tenedo, importante snodo commerciale all'entrata dello stretto dei
Dardanelli. Dopo alterne vicende, la Pace di Torino (1381), in
apparenza, concluse la guerra di Chioggia in parità, in quanto
Tenedo venne negata ad entrambi i contendenti. In realtà Genova, che
non era riuscita ad estromettere la rivale dai commerci con
l'oriente, si avviava verso un periodo di lotte intestine, che ne
compromisero l'indipendenza. Venezia, al contrario, riuscì a
mantenere uno stato coeso e, se non la guerra, vinse la pace. Di lì
a pochi anni, comunque, la caduta di Bisanzio in mano agli ottomani
di Maometto II, avvenuta nel 1453, rivelò quale fosse veramente la
potenza navale dominante nel Mediterraneo orientale e costrinse le
due repubbliche marinare italiane a cercare un nuovo destino. Genova
lo trovò nella nascente finanza internazionale, Venezia
nell'espansione terrestre.
L'epoca delle ville
venete
Tra gli ultimi decenni del XIV secolo e i primi del XV Venezia,
guidata da una ristretta casta di militari e mercanti riuscì a
conquistare l'entroterra italiano, spostando così il suo baricentro
più ad occidente.
A seguito delle avvenute conquiste, per un più capillare controllo
sul territorio e grazie ad elargizioni statali, molti membri della
nobiltà vennero in possesso personale di territori.
Esemplare è l'episodio di Caterina Cornaro vedova del Re di Cipro,
che cedeva l'isola mediterranea e i suoi diritti dinastici in
perpetuo a Venezia. In cambio la Serenissima gli concedeva il Ducato
di Asolo, affinché potesse finire i suoi giorni all'altezza del suo
rango di regina. Sotto i colli asolani, in vista della rocca
cittadina, la nobildonna fere erigere una fastosa villa con parco,
articolata in più corpi e riccamente affrescata secondo il gusto
dell'epoca. La regina di Cipro raccolse attorno a se letterati e
artisti, creando un cenacolo letterario che contribuì
significativamente alla formazione del gusto.
Molte altre famiglie del patriziato, al finire del '400 e per tutto
il '500, si insediarono con attività agrarie nei nuovi territori
come veri coloni. Nasce così la villa veneta, formata da un corpo
centrale, in genere alto, ma di proporzioni domestiche, adatto ad
accogliere il proprietario e la sua famiglia, quando si recava a
controllare di persona il fondo. Il nucleo abitativo padronale era
affiancato da delle dipendenze confortevoli per i contadini, da dei
depositi per il raccolto e delle rimesse per gli attrezzi, come
rientrava nell'ottica dell'ideale rinascimentale di buon governo
della cosa pubblica e privata.
Nel corso del '500 con il Palladio, soprattutto nella zona di
Vicenza, la villa veneta assurge a dignità d'arte. Attorno a Venezia
lungo le vie di comunicazione che portano a Padova e a Treviso,
vengono edificate nel tempo una accanto all'altra ville di campagna
che rivaleggiano per la loro bellezza.
L'espansione nella
Pianura Padano Veneta
Inizialmente, la politica continentale veneziana rimaneva fissata ad
un interessato equilibrio fra le ambizioni dei diversi comuni e
delle signorie del Centro e del Nord Italia. La Serenissima aveva
acquistato, con la diplomazia e con la guerra, il dominio di quei
pochi territori dell’entroterra veneziano necessari ai traffici e
utili per l’incremento delle entrate governative. I suoi interessi
riguardavano soprattutto un’espansione marittima.
Alla fine del Trecento, dopo la pace di Torino, per contrastare le
mire espansionistiche del ducato di Milano, Venezia assunse
compagnie di mercenari guidate da famosi capitani di ventura come il
Gattamelata (Erasmo da Narni) o il Carmagnola (Francesco da Bussone),
riprendendo l'espansione in terraferma, sotto la guida del doge
Francesco Foscari (1423-1457). Venezia conquistò parte dei territori
lombardi.
Per contrastare la potenza milanese, Venezia riuscì a trovare
l’intesa con Firenze (1425), in seguito destinata a sfaldarsi per la
diversità di interessi. Nel 1433 (Pace di Ferrara), Filippo Maria
Visconti fu costretto a cedere Brescia e Bergamo e con la pace di
Cremona (1441) fu costretto a cedere altre terre, anche grazie agli
interventi del capitano di ventura Scaramuccia da Forlì. Con la Pace
di Lodi (1454) Francesco Sforza riconobbe il confine veneziano
all'Adda a ridosso di Milano, dove rimase pressoché invariato per
secoli. Venezia ebbe in quell'occasione al suo servizio il
condottiero Bartolomeo Colleoni, come Capitano generale, che onorò
con il famoso monumento equestre del Verrocchio.
All'apice della sua potenza, Venezia controllava gran parte delle
coste dell'Adriatico, molte delle isole dell'Egeo, inclusa Creta, e
tra le principali forze commerciali nel Medio oriente. Il territorio
della repubblica nella penisola italica si estendeva fino al Lago di
Garda, al fiume Adda ed anche a Ravenna, da cui riusciva ad
influenzare la politica delle città della Romagna, ad esempio
appoggiando, nel 1466, la presa di potere di Pino III Ordelaffi a
Forlì, città su cui, però, Venezia non riuscì mai ad avere un
dominio diretto.
All'inizio del XVI secolo, la Repubblica era una delle principali
potenze europee e la ricchezza dei traffici, l'abilità di
diplomatici e comandanti militari ed una buona amministrazione la
ponevano ad un livello superiore a quello di altri stati del tempo.
“L’Europa contro
Venezia”
L’allargamento territoriale della Serenissima entrò in contrasto con
l’idea espansionistica del pontefice Giulio II. Luigi XII,
Massimiliano d’Austria e il nuovo pontefice Giulio II ( Giuliano
Della Rovere) si erano stretti il 22 settembre 1504 nell’alleanza di
Blois diretta contro la Serenissima. Di fronte alla triplice
alleanza, il governo di Venezia temporeggiò, ma fu tutto inutile
perché fu proprio Giulio II ad iniziare le ostilità. Ma poi il
pontefice desistette dal proseguire l’impresa, temendo la
superiorità militare veneziana. Nel 1508 l’imperatore Massimilaino
d’Austria entrava nel Trentino e le milizie veneziane di Bartolomeo
d’Alviano lo respingevano, costringendolo a chiedere una tregua.
Questa vittoria di Venezia, però, contribuì a completare il suo
isolamento.
Il 10 dicembre 1508 la Lega di Cambrai univa il pontefice Giulio II,
il re Luigi XII di Francia, l'imperatore Massimiliano I, il re
Ferdinando II d'Aragona, Inghilterra, Savoia, Mantova e Ferrara,
mentre Firenze rimaneva neutrale perché impegnata a piegare la
resistenza di Pisa. Battuta dai nemici stranieri e italiani,
abbandonata dai nobili e ricchi borghesi delle sue città di
terraferma, i quali diedero le chiavi di tutte le città ai Francesi,
la Repubblica conobbe giorni di dolore e di disperazione. Ad
Agnadello, il 14 maggio 1509, i veneziani furono duramente sconfitti
dai francesi, a causa della decisione del Senato di dividere
l'esercitò tra Bartolomeo d'Alviano e Niccolò di Pitigliano, il
primo impetuoso, l'altro prudente, i francesi attaccarono la
retroguardia comandata da Bartolomeo d'Alviano che non fu sostenuto
dal conte di Pitigliano, che voleva prima ricevere notizie da
Venezia. Ma la popolazione locale e i contadini si ribellarono al
governo straniero, e a Treviso, dopo che il popolo seppe
dell'intenzione della nobiltà locale di cedere la città ai francesi,
un pellicciaio di nome Marco Caligaro sollevò il popolo con il grido
di Viva San Marco, si apprestò alla difesa ad oltranza e chiese
rinforzi all'accampamento di Mestre, che subito inviò 700 fanti.
Quindi la Repubblica contrattaccò e riconquistò Padova con l'aiuto
del popolo che non tollerava il malgoverno imperiale, che era
presidiata da poche centinaia di fanti e da una cinquantina di
cavalieri, quindi Massimiliano decise di inviare un esercito forte
di 30.000 alla conquista di Padova, ma la città era pronta
all'assedio, all'interno erano presenti moltissimi nobili veneziani
tra cui i due figli del doge supportati da parecchie migliaia di
fanti e cavalieri, con una grande quantità di viveri, munizioni e
artiglierie. L'armata imperiale venne sconfitta creando grande gioia
a Venezia. Il predominio francese sul nord Italia conseguente alla
battaglia fu però sentito come una minaccia da Giulio II, che
sigillò la pace con i Veneziani dopo la loro "umile sottomissione".
Nel 1511 Venezia entrò, con Inghilterra, Spagna ed Impero nella Lega
Santa promossa dal pontefice guerriero contro la Francia. La lega
costrinse alla ritirata l'esercito francese, ma i Veneziani, visto
che Massimiliano reclamava il possesso dell'intero Veneto se la
Repubblica non avesse pagato un forte tributo annuo di 30.000
fiorini e 200.000 per l'investitura, il papà tentò di convincere i
veneziani ad aderire alle pretese dell'imperatore. La repubblica
rifiutò e si orientò sempre di più verso la Francia per cacciare gli
imperiali da Verona e dalla Lombardia Veneta, che territori ancora
sotto il dominio imperiale, intanto nella notte del 21 febbraio
1515, Giulio II morì. Quindi il 23 marzo venne firmato a Blois un
trattato tra Luigi XII e la Repubblica, l'esercito della lega
conquistò quasi tutti i territori del Ducato di Milano, ma una
sortita degli svizzeri nell'assedio di Novara distrusse l'esercito
francese, che furono costretti alla ritirata. Era una guerra però
condotta senza vigore dai vassalli imperiali, guerra fatta di
scorrerie, di saccheggi e di assedi di piccoli castelli. Fra gli
assedi è degno di menzione quello del castello di Osoppo per la
bella difesa di Girolamo Savorgnan contro le milizie del
crudelissimo Cristoforo Frangipane, noto per il suo vizio di placare
la sua ira torturando e mutilando innocenti contadini e civili, la
Serenissima concesse al Friuli di arrendersi alle milizie del
Frangipane, per non far subire ai contadini friulani le torture e le
mutilazioni imperiali, tutto il Friuli si arrese, ma Osoppo la
fortezza del Savorgnan, si rifiutò di consegnarsi al Frangipane, il
quale invece di guadare il Tagliamento e di arrivare in Veneto,
incominciò ad assediare quella fortezza. L'assedio però andò per le
lunghe dando il tempo all'esercito veneziano comandato da Bartolomeo
d'Alviano di sopraggiungere Osoppo e di annientare l'intero
esercito dei tedeschi, catturando il Frangipane per poi
riconquistare tutto il Friuli. I veneziani quindi si misero sulla
difensiva, ma nel 1514, il papa appena eletto Leone X riappacificò
la Francia con la Spagna e l'Impero, la Spagna si riappacificò con
la Repubblica, quindi l'unico conflitto che proseguiva era quello
tra Massimiliano e Venezia. Alla fine delle guerre d'Italia, Venezia
aveva consolidato il suo dominio territoriale, ma si trovava
circondata da potenze continentali (la Spagna nel Ducato di Milano,
l'Impero degli Asburgo a nord, l'Impero Ottomano ad oriente), che le
precludevano ogni ulteriore espansione e che, nel caso dell'Impero
Ottomano, rappresentavano una concreta minaccia per i possessi
d'oltremare.
La crisi
Sebbene la popolazione della città fosse a maggioranza cattolica, lo
stato rimase laico e caratterizzato da un'estrema tolleranza nei
confronti di altri credi religiosi e non vi fu nessuna azione per
eresia nel periodo della Controriforma. Questo atteggiamento
indipendente e laico pose la città spesso in contrasto con lo Stato
della Chiesa, figura emblematica fu Paolo Sarpi che difese la
laicità dello stato veneto dalle pretese egemoniche del papato. La
perdita di importanza delle rotte mediterranee a favore delle nuove
vie commerciali atlantiche aperte dagli spagnoli e dai portoghesi
che, dalla scoperta dell’America, da parte del genovese Cristoforo
Colombo, e dall’apertura della via per le Indie passante per il Capo
di Buona Speranza, avevano iniziato i viaggi di esplorazione e la
colonizzazione dei continenti extraeuropei che segnò l'inizio
dell'emarginazione commerciale di Venezia, aggravata pure dal
continuo avanzare dei turchi. Nel 1571, dopo il lungo assedio di
Famagosta, venne perduta Cipro. In quello stesso anno, a Lepanto,
una flotta cristiana, comandata da Don Giovanni d'Austria e composta
da navi veneziane, spagnole, genovesi, sabaude, della Chiesa, dei
Cavalieri di Malta sconfisse la flotta turca. Nella battaglia
l'apporto di Venezia fu decisivo, ma si trattò di un successo
momentaneo ed importante soprattutto dal punto di vista psicologico.
Nel 1669, dopo la sanguinosa guerra di Candia, durata vent'anni, che
lasciò Venezia stremata, i turchi presero la città di Candia,
conquistando così il completo controllo di Creta. Tuttavia nel
periodo 1683-1687, sotto il comando di Francesco Morosini, i
Veneziani riuscirono ancora a conquistare la Morea (l'odierno
Peloponneso), poi perduta nel 1718.
Intanto il patriziato, da ceto mercantile si stava trasformando in
aristocrazia terriera perché i patrizi trovavano conveniente
investire il loro patrimonio nell'acquisizione di ingenti latifondi
nella "Terraferma Veneta".
Ultimi splendori
della Repubblica
Nel XVIII secolo Venezia fu una delle città più raffinate d'Europa,
con una forte influenza sull'arte, l'architettura e la letteratura
del tempo. Il suo territorio comprendeva Veneto, Friuli, Istria,
Dalmazia, Cattaro, parte della Lombardia e le isole Ionie. Ma dopo
1070 anni d'indipendenza, il 12 maggio 1797 la città si arrese a
Napoleone Bonaparte. Il Doge Ludovico Manin fu costretto ad
abdicare, il Maggior Consiglio venne sciolto e fu proclamato il
Governo Provvisorio della Municipalità di Venezia.
Risorgimento ed
annessione al Regno d'Italia
Il 16 maggio 1797 le truppe francesi invasero Venezia. Con la
restaurazione ed il Trattato di Campoformio tra francesi ed
austriaci, il 17 ottobre 1797 termina la Municipalità provvisoria di
Venezia e vengono ceduti all'Austria Veneto, Friuli, Istria,
Dalmazia, Cattaro e le isole Ionie. Nasce la Provincia Veneta
dell'Austria, comprendente all'incirca gli attuali Veneto e Friuli:
una comune provincia, non uno stato Veneto, sotto Francesco II
d'Asburgo Lorena, con l'ingresso degli austriaci in città il 18
gennaio 1798. La ricaduta in termini di peso economico e politico
della città fu ragguardevole.
A seguito della restaurazione dopo il periodo napoleonico, il 9
giugno 1815, con il congresso di Vienna, Venezia passò al Regno
Lombardo-Veneto, di cui divenne una delle due capitali. La città
partecipò alle lotte risorgimentali. Il 17 marzo 1848, i patrioti
veneziani insorsero e liberarono Daniele Manin e Niccolò Tommaseo.
Dopo il ritiro degli austriaci, venne nuovamente proclamata la
Repubblica, cui aderirono gran parte delle città della Terraferma,
affidata ad un triumvirato. Nel 1849, Venezia resistette per quattro
mesi ad un lungo assedio austriaco, arrendendosi solo il 18 agosto,
a causa della fame e di una grave epidemia di colera. Nel 1866, dopo
la Terza Guerra d'Indipendenza e un controverso referendum, fu unita
al Regno d'Italia.
Tratto da:
http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Venezia
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